Fulvio Roiter

Fulvio Roiter

Fulvio Roiter

Photographer

Fulvio Roiter  fotografo Italiano, nato a Meolo il  1º novembre 1926, morto a  Venezia il 18 aprile 2016. Sposato con la fotoreporter belga Louise “Lou” Embo.
Esperto di fotografia in bianco e nero, usò anche nel colore dei reportages di viaggi una personale tecnica che esaltava luoghi e particolari inediti della scena.
Già apprezzato fotografo per aver prodotto diversi libri fotografici di città e regioni del mondo, salì alla ribalta internazionale per gli scatti sulla sua Venezia da cui trasse il libro Essere Venezia del 1977.
È stato uno dei tre fotografi italiani a cui è stato assegnato nel 1956 il premio internazionale per l’editoria fotografica Nadar.
Roiter si diplomò come perito chimico, ma dal 1947 si dedicò alla fotografia, che divenne la sua attività professionale dal 1953.

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Carriera

Nel 1949 aderì al circolo fotografico La Gondola di Venezia, fondato dall’amico Paolo Monti due anni prima.
Nel 1953 partì per la Sicilia nel suo primo viaggio fotografico, il primo di molti in tutto il mondo.
La pubblicazione nel gennaio 1954 di alcuni scatti siciliani sulla rivista Camera segnò il suo debutto sulla scena internazionale.

Dopo avere realizzato numerosi reportage per alcune riviste, pubblicò nel 1954 il suo primo libro fotografico, il volume in bianco e nero Venise a fleur d’eau.
Nel 1956 Roiter vinse la seconda edizione del Premio Nadar con il libro di sole foto bianco e nero

Umbria. Terra di San Francesco
(Ombrie. Terre de Saint-François).

Durante la sua carriera, Roiter ha pubblicato circa un centinaio di volumi di fotografie, compiendo numerosi viaggi in ogni parte del mondo.

Il 18 aprile 2016, dopo una lunga malattia, Fulvio Roiter morì presso l’ospedale di Venezia.

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Tecnica Fotografica

Proveniente dalla scuola della fotografia neorealista, Roiter sviluppa e raffina la «forza narrativa e l’occhio poetico» con le sue foto bianco e nero.
Inventa un formato fino ad allora inusuale, quello rettangolare, in cui colloca personaggi ed oggetti della vita di ogni giorno in un contesto dove vengono rigorosamente privilegiate «le forme della composizione».
Inquadrature calcolate come per esempio la foto di due carabinieri fotografati in una piazza ben squadrata o le forme di persone in cui viene esaltato il contrasto con il resto dell’immagine.
Contrasto ricercato con colori “accesi” anche per la fotografia a colori, che all’inizio della sua “conversione” dal B/N fa subito riconoscere il suo nuovo “stile”.

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Metodo

Un metodo per il bianco nero quello di Roiter, dove «l’essenzialità e il rigore del bianco nero prevaleva sul trionfo del colore».
Infatti fu la motivazione della giuria che fece vincere al fotografo veneziano il premio internazionale francese Nadar che premiò il più bel libro nel panorama mondiale della editoria fotografica del 1956.
Un libro di foto realizzate esclusivamente in bianco nero rispetto ad altri libri fotografici di altri famosi fotografi che scelsero il colore.

Ad avviso di Paolo Morello, docente di storia della fotografia alla Università IUAV di Venezia nonché direttore dell’Istituto Superiore per la Storia della Fotografia di Palermo.
Fulvio Roiter peraltro ha rappresentato una eccezione nel panorama della «storia della fotografia italiana del Novecento».
Non solo per una tecnica, uno stile ricercato ed un rigore che lo contraddistinse per la fotografia bianco nero, che lo storico definisce «un modello innarivabile», ma per la radicale metamorfosi di stile dimostrata anche nella fotografia a colori, tanto da poter asserire, ad avviso di Morello, «che esistano due Roiter diversi».

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Considerazioni

Italo Zannier, fotografo e critico italiano di fotografia, in pratica spiega che:

“il metodo” fotografico di Roiter consisteva nel suo “partecipare” all’evento con una sensibilità e una tensione in cui “la disciplina” professionale giocava un ruolo importante 

Infatti era lo stesso Roiter a spiegare “il segreto principale” per la realizzazione delle sue fotografie singole e delle sequenze dei suoi reportages:

Una preparazione preventiva sulla città o il paese e sugli elementi da fotografare, per cui leggeva molto documentandosi, per aver modo di cogliere già prima del suo viaggio, le atmosfere che avrebbe trovato e quindi fotografate sul luogo della scena prescelta.

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La mostra

A quasi due anni dalla morte, la Casa dei tre oci a Venezia ospita una grande retrospettiva dedicata a Fulvio Roiter.
La mostra ripercorre la carriera del fotografo in duecento immagini, videoproiezioni, libri e contributi di critici ed esperti che hanno scritto sul suo lavoro, tra cui Italo Zannier, Alberto Moravia ed Enzo Biagi.

Tra le nove sezioni del percorso espositivo ci sono molti dei suoi viaggi: quello in Umbria con cui nel 1956 vinse il prestigioso premio Nadar, quello in Sicilia in bicicletta o quello in Spagna tra le colline dell’Andalusia.

In un’altra sezione si approfondisce il rapporto tra Roiter e il circolo fotografico La Gondola, fondato nel 1948 a Venezia da Gino Bolognini, Giorgio Bresciani, Paolo Monti e Luciano Scattola.

Si prosegue con i viaggi in Belgio, a New Orleans e in Brasile.

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Fulvio Roiter. Fotografie 1948/2007

Sarà visitabile fino al 26 agosto, è promossa dalla Fondazione di Venezia insieme alla città di Venezia e curata da Denis Curti con il contributo di Lou Embo, moglie del fotografo.

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