Jeff Wall

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Jeff Wall

Photographer

Jeff Wall entra a far parte della scena artistica mondiale negli anni ’70 quando comincia il suo inarrestabile percorso divenendo una figura chiave nel mondo della fotografia concettuale. Attraverso temi rilevanti quali relazioni tra esseri umani, politica, tensioni sociali e meno, si rivolge ad un pubblico osservatore.
Non è attraverso una rapida e sfuggente occhiata, infatti, che si riesce a cogliere l’essenza di ciò che Wall propone.

Tra le influenze riscontrabili nella sua produzione, quella di Charles Baudelaire è la maggiore: lo scrittore che ha notoriamente tentato di trovare una certa unità tra l’arte e il mondo moderno riflette, non a caso, il lavoro di Wall, il quale rivela un indiscutibile contrasto con la maggior parte dell’arte contemporanea.

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Un vero e proprio regista

Jeff Wall stravolge una serie di convenzioni della fotografia tradizionale divenendo un vero e proprio regista che, prima dello scatto definitivo, pianifica al meglio l’immagine nella sua mente finendo per averne il pieno controllo.
Non semplici fotografie ma il risultato di riprese curate al dettaglio, dalla scenografia ai costumi, dalla luce all’azione degli attori-protagonisti.
È come se Wall volesse stimolare l’immaginazione degli osservatori incitandoli inconsciamente a costruire storie, a pensare a cosa sia accaduto prima del momento rappresentato e a cosa potrà accadere successivamente.

Linguaggio

Il linguaggio che utilizza è vicino a quello pubblicitario, come dimostrano il grande formato delle immagini o la presentazione di queste ultime all’interno di light box, cornici retro-illuminate che hanno la funzione di condurre e bloccare l’attenzione dello spettatore sui soggetti o sull’azione principali.

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un pittore della vita moderna

Wall si definisce “un pittore della vita moderna”, colui che sulle basi della storia dell’arte ha fondato la ricercatezza e dettagliatezza delle sue opere.
Uno dei suoi prescelti è Edouard Manet, non meno considerevole è il maestro Hokusai o il pittore Eugène Delacroix. Il cui dipinto “La morte di Sardanapalo” del 1827 ha ispirato “Destroyed room”. Una delle fotografie più significative del fotografo canadese.
Nonostante l’artificio sia il comune denominatore di ogni fotografia che a prima vista può sembrare banale, il realismo che cela è estremo.

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