Namsa Leuba

Namsa Leuba

Namsa Leuba

Photographer

Namsa Leuba è decisamente una delle fotografe svizzere di punta.
Un’artista capace di creare immagini che intersecano generi diametralmente opposti – nei suoi infatti lavori moda, fotografia documentaria e fotografia artistica convivono perfettamente –
e di mettere radicalmente in discussione i cliché associati alla rappresentazione della cultura africana nei paesi occidentali.
Namsa, la cui madre viene dalla Guinea, è nata e cresciuta nel paese di suo padre, la Svizzera.
Si è laureata in una delle università di arte e design più prestigiose: l’ECAL di Losanna.
Dopo il master ha ricevuto riconoscimenti internazionali per il suo lavoro artistico.

Nelle sue fotografie cerca di appropriarsi di tutta una serie di codici e simboli appartenenti alla cultura africana e occidentale per stabilire un dialogo con le sue origini.
Prova a trovare una riconciliazione a queste due identità in perenne conflitto in una sorta di sincretismo culturale e, allo stesso tempo, cerca di mettere in discussione e di mostrare tutta l’ambiguità intrinseca all’etnocentrismo.
Le interessa anche moltissimo l’attribuzione di poteri mistici o religiosi a oggetti inanimati – i cosiddetti feticci.
I miti, la forza della natura e quella cultura potente, profonda e intuitiva che sta alla base dell’identità africana sono per lei fonte costante di ispirazione.
Ricontestualizzando elementi e simboli africani attraverso le lenti della sua macchina fotografica, e quindi in una cornice prettamente occidentale, li trasformo radicalmente.

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Marabouts

 Tutto ciò che sapeva prima di partire per il suo primo viaggio da fotografa in Guinea era che sua madre era musulmana e mio padre protestante.

Lei però non è mai stata battezzata. Ha iniziato a interessarsi tantissimo all’aspetto religioso del paese d’origine di sua madre e ha riscoperto così l’animismo.
Era stata esposta a questo lato sovrannaturale della cultura guineana da piccola, quando aveva visitato delle marabouts – delle specie di maghe – e aveva assistito a alcune loro cerimonie e rituali. Per lei è stato davvero importante scoprire questo mondo: le ha fatto capire che esiste un mondo parallelo, fatto di spiriti e fantasmi e questo ha senza dubbio influenzato il suo lavoro.

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Semi documentario


Quando ha iniziato a fotografare in Guinea, ha provato a fare un lavoro semi-documentario.
Viveva nel bosco assieme a un cacciatore e si è messa a fotografare i rituali animisti, anche se erano in un certo senso già delle fotografie allestite.
I rituali erano fatti apposta per lei e in ogni feticcio c’era un pezzetto dei suoi vestiti o una ciocca dei suoi capelli.
Quindi stava già ampiamente influenzando la realtà dell’immagine che andava a creare.
“In ogni caso direi di sì: nel mio lavoro mi piace manipolare la realtà rimanendone sempre ai confini”.

Una delle sue prime serie era una rimessa in scena di alcuni momenti storici del movimento politico americano dei Black Panther.
Aveva  deciso di usare solamente modelli svizzero-americani e ha fatto una scelta stilistica per cui la grana della foto era molto visibile.
Sembravano fotografie scattate 40 anni fa.
E non è un evento isolato: la serie Zulu Kids è ispirata alla gestualità dell’apartheid.

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NGL
“Next Generation Lagos”

NGL è un acronimo che sta per “Next Generation Lagos” e il lavoro farà il suo debutto all’Armory a NY.
L’ha concepito durante una residency all’Art Twenty One di Lagos, città che con la sua anima caotica e la sua energia l’ha ispirata immensamente.
Tanto da diventare la protagonista della serie di cui stiamo parlando.
Ha collaborato con stilisti e modelli locali e ha creato una rappresentazione psichedelica e surrealista che incarna la sua  visione di questa metropoli.

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