Robert Capa

Robert Capa

Robert Capa

Photographer

Nato nel 1913 a Budapest col nome di Endre Ernő Friedmann, il futuro Capa aveva iniziato a lavorare in uno studio fotografico nei primi anni ’30, a Berlino.
Da piccolo il sogno di Robert Capa era quello di diventare uno scrittore, ma la sua amicizia con Simon Guttmann lo fa avvicinare al mondo della fotografia.
Dopo pochi mesi comincia a collaborare con l’agenzia giornalistica Dephot.
La vita di Robert Capa in gioventù non è stata per nulla facile, e con l’arrivo del nazismo in Germania nel 1933 scappa in Francia.
Essendo di origini ebraiche, aveva però preferito lasciare il paese nel 1933 all’avvento del nazismo.
Qui avrebbe incontrato difficoltà a trovare lavoro, la sua avventura in Francia non è delle più semplici, prova a lavorare come fotografo free-lance ma non trova strada facile,
tanto che nel 1936 dopo soli 3 anni decide di scappare via.
Robert Capa all’età di 25 anni ha cambiato vita in ben 4 paesi diversi: Ungheria, Germania, Francia e Spagna.
Nel 1935  conobbe la giovane tedesca Gerta Pohorylle.
Anche lei era scappata dalla Germania perché ebrea e avversa al regime hitleriano.

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Capa e Taro

I due si innamorarono e cominciarono a lavorare assieme, capendo anche di aver bisogno di nuovi nomi, più accattivanti per il mercato.
Inventarono così prima l’identità di Robert Capa, cercando un’assonanza col celebre Frank Capra e fingendosi solo degli intermediari per il fantomatico fotografo americano.
Dopodiché Friedmann iniziò ad assumere direttamente l’identità di Capa, mentre la Pohorylle inventò un nuovo pseudonimo per sé, Gerda Taro.
Quest’ultimo nome era preso dall’artista giapponese Taro Okamoto, ma cercando anche qui un’assonanza con una diva del cinema, Greta Garbo.

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L’idea si rivelò vincente e i due cominciarono a vendere le prime foto, anche spostandosi all’estero.
Ad esempio, la prima immagine di Capa pubblicata fu una foto di Trockij che parlava a Copenaghen.
Nel 1936 scoppiò poi la Guerra civile spagnola.
Capa e la Taro – anche per il loro passato anti nazista – ci si buttarono a capofitto.
La Taro morì purtroppo l’anno successivo per un banale incidente al fronte, mentre Capa era a Parigi per piazzare le foto

Terminata la guerra di Spagna fu immediatamente la volta della Seconda guerra mondiale, nella quale il fotografo ungherese si distinse come il miglior reporter del periodo.
Partecipò anche direttamente allo sbarco in Normandia.
Durante l’invasione della Francia si trovava infatti negli Stati Uniti e quindi seguì tutto il conflitto assieme alle truppe angloamericane.

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Magnum Photos

Nel 1947 fondò a Parigi l’agenzia Magnum Photos assieme a Henri Cartier-Bresson, William Vandivert, David Seymour e George Rodger Dopodiché visitò la Russia ed Israele.
Nei primi anni ’50 seguì le truppe francesi in Indocina e qui morì, a quarant’anni d’età, nel 1954, dopo aver messo disgraziatamente un piede su una mina.

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Fotografo di Guerra

Robert Capa e’ stato il prototipo del fotografo di guerra.
La sua fu una vita spericolata, fatta di donne, grandi bevute, ed attrazione fatale per il pericolo.
Era consapevole del fascino del proprio personaggio, che attraeva allo stesso tempo belle donne ed approfittatori.
Le sue foto erano pero’ meno improntate al “glamour”.  Raccontavano di sofferenza, miseria e caos.
La sua carriera coincise con uno dei periodi più bellicosi della storia, e Capa non perse mai l’occasione di essere al fronte, pronto ad affrontare la morte per raccontare la guerra.

Il suo sguardo e’ completamente immerso nella realta’ che vuole rappresentare, cerca di limitare al minimo i filtri e le barriere tra fotografo e soggetto.
Si fa contaminare dalla vita e dall’uomo. Recita la sua frase più famosa.

“Se le tue foto non sono buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino”

“L’importante e’ stare dentro le cose”. 

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Foto più famosa

Paradossalmente, la sua foto più famosa e’ anche la più controversa.
“Il miliziano colpito a morte” rappresenta una vera icona del secolo scorso, ma tuttora si dibatte sulla sua autenticità.
Secondo alcuni, la foto sarebbe infatti preparata ad arte da Robert Capa, e le circostanze dello scatto riportate dal fotografo non sarebbero veritiere.

La foto scattata da Capa nel 1936 a Cordova vede un soldato dell’esercito repubblicano colpito a morte da un proiettile sparato dai soldati franchisti.
È considerata come la fotografia di guerra più famosa al mondo e fu pubblicata per la prima volta il 23 settembre del 1936 sulla rivista VU.
Recentemente la foto è stata messa sotto la lente d’ingrandimento in merito alla sua veridicità.

A favore dell’autenticità della foto ci sono le lunghe ricerche storiche condotte da Richard Whelan.
Il miliziano quel giorno sarebbe morto e la prova è il suo registro negli archivi ufficiali della guerra.
Il 2013 addirittura il Centro Internazionale di Fotografia ha diffuso un’intervista radiofonica del 1947 dove Robert Capa spiega cos’è successo.
Il momento preciso della foto è stata scattata mentre i soldati correvano verso una mitragliatrice fascista per abbatterla.

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Le accuse di falso

Le accuse di falso della celebre fotografia di Robert Capa scattarono dopo lo sviluppo dei negativi di Capa analizzati da Ando Gilardi.
Dai negativi avrebbe accertato che la foto non fu scattata a Cordova (Come affermato da Capa), ma nel villaggio di Cerro Muriano.
Le due località si trovano a 50km di distanza l’una dall’altra, e in quel giorno sembra che non ci sia stato nessun combattimento a fuoco tra miliziani repubblicani e le forze fasciste di Francisco Franco.
Ad ampliare le voci del falso storico, negli anni ’90 si diffuse la storia che il miliziano morto fosse in realtà un anarchico dal nome di Federico Borrell Garcia.
Il combattente non sarebbe morto in campo aperto, ma dietro un albero

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Intervista

Robert Capa, in un’ intervista radiofonica datata 1947, racconta come riuscì a realizzare lo scatto:

“Ho scattato la foto in Andalusia, mentre ero in trincea con 20 soldati repubblicani, avevano in mano dei vecchi fucili e morivano ogni minuto.
Ho messo la macchina fotografica sopra la mia testa, e senza guardare ho fotografato un soldato mentre si spostava sopra la trincea, questo è tutto.
Non ho sviluppato subito le foto le ho spedite assieme a tante altre.
Sono stato in Spagna per tre mesi e al mio ritorno ero un fotografo famoso,
perché la macchina fotografica che avevo sopra la mia testa aveva catturato un uomo nel momento in cui gli sparavano.
Si diceva che fosse la miglior foto che avessi mai scattato,
ed io non l’avevo nemmeno inquadrata nel mirino perché avevo la macchina fotografica sopra la testa”.

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Documentò anche la seconda guerra mondiale, lasciando immagini memorabili delle attività militari degli americani in Sicilia e dello sbarco in Normandia.
Si distinse anche come fotografo in tempo di pace, ritraendo attori ed artisti e documentando la vita decadente ed opulenta dei ricchi europei.
Rimarrà nella storia come il prototipo del fotografo di guerra  e come fondatore dell’ agenzia fotografica Magnum che con i suoi canoni etici ed estetici definisce ancora oggi il modo in cui il foto giornalismo racconta il mondo.

  • “ Come fotografo di guerra spero di rimanere disoccupato per il resto della mia vita.”

  • Sicilia

  • Nel 1943 Capa si trasferisce da New York in Sicilia, raggiungendo la costa sicula con un volo in paracadute.
    In quest’esperienza racconta le fatiche e la sofferenza che si è trovato di fronte allo sbarco in Sicilia e della famosa ritirata dei militari tedeschi.La leggenda vuole che la sera dello sbarco con il paracadute Capa atterrò su un albero, rimanendo nascosto per un giorno intero, finché i suoi 3 amici paracadutisti non lo riportarono a terra.
    Nascosti dentro un bosco, sono stati accolti da un “contadino anziano siciliano in pigiama”
    che li ospitò nella sua casa per tre giorni, nascondendoli cosi dai pericoli della guerra.
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La morte

Le numerose guerre da lui affrontate gli hanno affibbiato la qualità di fotografo temerario e coraggioso.
La passione per le foto in guerra lo hanno portato a pochi centimetri dalla morte sui campi di guerra (vedi scatto del militare morto).
Per riprendere l’attraversamento militare del fiume Reno, scatto le fotografie in lancio con un paracadute.
Il coraggio di Robert gli costo la vita nel 1954 durante la guerra d’Indocina.
Il colonnello Jean Lachapelle aveva incaricato di distruggere tutto quello che trovavano di fronte a sud est di Hanoi, ma sulla via del ritorno scattò le ultime foto che gli costarono la vita.
Per cercare di riprendere la colonna di mezzi militari che si allontanava dal campo di guerra posò il piede su una mina inesplosa che lo uccise.

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