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Wilhelm Brasse

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Wilhelm Brasse

Wilhelm Brasse

Photographer

 

La madre era polacca, mentre il padre era austriaco, anche se, nella Polonia divisa, combatté con l’esercito polacco nella guerra polacco-sovietica del 1919-1921.
Wilhelm Brasse apprese i rudimenti della fotografia nello studio della zia a Katowice.

In seguito all’invasione della Polonia nel 1939, in quanto di origine austriaca, ebbe pressioni dai nazisti per entrare nella Wehrmacht.
Essendosi rifiutato fu interrogato ripetutamente dalla Gestapo.
Fallita la fuga in Francia, catturato al confine con l’Ungheria venne incarcerato per quattro mesi.
Continuando a rifiutarsi di “dichiarare la sua fedeltà a Hitler”, il 31 agosto 1940, fu deportato come prigioniero numero 3444 nel campo di concentramento diAuschwitz, subito dopo l’apertura.

 

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“Erkennungsdienst”

Nel febbraio 1941, venne chiamato dal comandante di Auschwitz, Rudolf Höß, artefice della rapida costruzione del campo di sterminio e dell’uso delle camere a gas con il famigerato Zyklon B per velocizzare le uccisioni, soluzione proposta dal suo luogotenente Karl Fritzsch.
Tenuto conto delle capacità in campo fotografico e per la conoscenza della lingua tedesca, ricevette l’ordine di documentare tutti i prigionieri del campo.
Dando vita alla “Erkennungsdienst”, unità di identificazione fotografica, una sezione della RSHA.

Un anno e mezzo dopo, Brasse incontrò Josef Mengele, il medico criminale nazista, il “dottor morte”, che gli ordinò di fotografare le sue vittime nel corso degli esperimenti.

Con l’avvicinarsi del fronte, dopo l’entrata dei sovietici in Polonia, con l’Operazione Vistola-Oder, agli inizi del 1945, in previsione di abbandonare Auschwitz-Birkenau, i nazisti ordinarono a Brasse di distruggere fotografie e negativi.
Lui disobbedì, nascondendo la maggior parte delle sue 40-50.000 immagini nei dormitori, tanto che furono recuperate dai sovietici e conservate fino ad oggi.
Si calcola che delle 200.000 foto scattate ai prigionieri dai vari fotografi di Auschwitz, solo un quinto si siano salvate.

Nei giorni successivi, i nazisti deportarono Brasse ed altre migliaia di prigionieri nei campi di concentramento di Mauthausen-Gusen, in Austria.
Gli ultimi ancora rimanenti nell’area controllata dai tedeschi, in particolare nel campo di Ebensee, dove Wilhelm Brasse rimase imprigionato fino all’arrivo degli alleati nel maggio del 1945.

 

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Dopo Guerra

Alla fine della guerra tornò a Zywiec, ma non riuscì più a scattare fotografie ne provava una certa repulsione.
Dopo aver inquadrato per quasi 5 anni persone, anche molti bambini e ragazzi, destinate tutte alle camere a gas.
Nonostante possedesse ancora una macchina fotografica Kodak, in una intervista, dichiarò che non avrebbe più scattato fotografie.

Aprì un salumificio, si sposò ed ebbe due figli, Lidia e Jerzy.
È stato un attivo testimone della Shoah «accettando di testimoniare l’orrore di cui era stato testimone nel corso di interviste, portando gli studenti a visitare il lager e parlando nelle scuole».

Molte sue foto sono conservate presso Yad Vashem a Gerusalemme e presso il Museo di Auschwitz.

È morto all’età di 94 anni.